Riforma del Soccorso Sanitario 118: si, ma che sia evidence based e multi stakeholder

VOL.3 | ISSUE 05 | ANNO 2023

ISSNย 2674-0028

Autore: Alessio Cortiana – Dottorando di Ricerca in Sanitร  Pubblica โ€“ Centro di Studio e Ricerca in Sanitร  Pubblica – Universitร  degli Studi Milano-Bicocca

TITOLO ORIGINALE: Riforma del Soccorso Sanitario 118: si, ma che sia evidence based e multi stakeholder

Abstract

Il sistema di soccorso sanitario 118 in Italia risale al 1992 con il D.P.R. del 27 marzo di quellโ€™anno.

Un sistema che sicuramente necessita di essere riformato vista ormai la lunga decorrenza temporale, ma che per vedere un nuovo modello organizzativo-gestionale necessita di una riflessione maggiormente strutturata che superi le contrapposizioni tra figure professionali sanitarie e volontarie, la dicotomia soccorritore volontario/dipendente e che veda un cambiamento sia del NUE 112 sia dei NEA 116.117, basando il tutto su unโ€™analisi evidence based e multi stakeholder.

Ad oggi vi รจ scarsa letteratura peer reviewed sui modelli organizzativo-gestionali del soccorso sanitario in Italia, tale criticitร  si riscontra anche nella cosรฌ detta “letteratura grigia”. Per operare una vera riforma con un sistema che sia innovativo si necessita di iniziare a condurre analisi quali-quantitative, multidisciplinari, che  non siano solo a carattere clinico ma che seguano anche i principi dellโ€™health technology assessment.

Discussione

La riforma dellโ€™emergenza medica territoriale torna al centro del dibattito politico e amministrativo con la presentazione pubblica nella seconda metร  di settembre del disegno di legge della Senatrice Cantรน volto all’ innovazione del sistema Emergenza-Urgenza sanitaria, in fase di dibattimento in Commissione. Parallelamente al precedente disegno di legge, troviamo la proposta dell’ on. Castellone avente lo stesso oggetto. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Schillaci pochi giorni fa in occasione di unโ€™intervista per lโ€™edizione speciale REAS di RescuePress, โ€œSiamo in un momento significativo. Servono risposte concrete per chi lavora in prima lineaโ€.

Questo ritorno di confronto pubblico, nel contempo, deve servire perรฒ anche come stimolo per la discussione stessa.

Alla lettura dei diversi contributi, dei programmi congressuali, seminari, convegni, seguendo le attivitร  delle societร  scientifiche di settore, assistiamo a vorticose prese di posizione, proposte e contrapposizioni, talvolta anche intestine agli organismi proponenti.

La domanda che รจ necessario porsi รจ: come operatori del settore a vario titolo e nei diversi ruoli e come comunitร  scientifica stiamo adottando il giusto approccio al tema? Stiamo offrendo alla governance una visione prospettica realmente allโ€™avanguardia, efficace ed efficiente affinchรฉ questa possa trarre la giusta ispirazione per le proprie iniziative legislative?

Ovviamente non esiste una risposta in termini assoluti che non rischi di essere frutto di un giudizio personale sullโ€™intera questione e sulle singole proposte. Dโ€™altro canto, vi sono due considerazioni di natura generale che sicuramente possono essere richiamate: รจ necessario adottare un approccio evidence based e bisogna uscire da dinamiche antropologiche di auto-centramento come visione a monte nel formulare le proposte.

Se da un lato gli studi e le analisi peer reviewed o in letteratura grigia sul fronte clinico sono infiniti, possiamo constatare come siano pochi quelli che invece riguardano gli aspetti organizzativo-gestionali e abbiamo ancora meno studi basati su analisi costo-efficacia/costo-utilitร  svolti adottando un approccio avanzato come l’ HTA. Riformare un sistema basandosi solo sugli elementi clinici o sulla dimensione esperienziale (senza nulla togliere a questi due elementi) dei gestori e degli operatori rischia di essere fuorviante.

Dobbiamo sviluppare piรน analisi epidemiologiche che vadano a vedere il sistema nel suo intero, valutino le performance di questo e non solo gli outcome clinici. Sarร  necessario anche considerare un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) piรน ampio in una chiave bisogno-presa in caricoโ€“restitutio ad integrum, dove il soccorso sanitario non sia il โ€œsemplice trasporto modello taxi specializzatoโ€ in ospedale. Nel contempo dobbiamo anche promuovere analisi di valutazione delle tecnologie sanitarie impiegate (stiamo utilizzando i dispositivi maggiormente efficaci? “Questi dispositivi hanno una sostenibilitร  economica a fronte dellโ€™impatto? Abbiamo strutturato i servizi secondo parametri di efficacia ed efficienza in unโ€™ottica multidisciplinare?โ€ฆ).

Questa analisi in primis deve partire dal Flusso EMUR che รจ sottoutilizzato a fronte delle sue potenzialitร . Tale modello, contiene giร  molte delle informazioni utili per svolgere queste valutazioni le quali necessitano solo di essere lette costruendo un pattern adeguato e inserite in una serie di analisi differenziate quali-quantitative che valutino anche lโ€™impatto in termini di resilienza comunitaria nellโ€™avere volontari formati che โ€œvivonoโ€ con tali competenze la comunitร , lโ€™impatto delle campagne di comunicazione, et cetera.

Sul versante delle dinamiche antropologiche vediamo appunto numerose proposte da parte delle societร  scientifiche, delle associazioni di pubblica assistenza e soccorso e dalle sigle sindacali. Qual รจ perรฒ il target di queste proposte? Senza appunto unโ€™analisi dei modelli e dei loro risultati rischiano di essere solo proposte autocentrate e di mediazione tra le parti.

Se รจ giusto volere il riconoscimento professionale del professionista soccorritore e autista (che sia volontario o dipendente poco cambia, poichรฉ lโ€™operato da condurre รจ lo stesso anche a fronte del Codice del Terzo Settore โ€“ D.Lgs. 117/2017), va portato avanti in una chiave che non ci veda tornare su modalitร  relazionali passate come si รจ giร  assistito con lโ€™evoluzione della figura infermieristica in chiave evolutiva di contrapposizione alla figura del medico, basandosi su dinamiche che vertono sul โ€œprincipio del contrappassoโ€. Non dobbiamo contrapporre il soccorritore allโ€™infermiere, cosรฌ come questโ€™ultimo non deve piรน essere contrapposto al medico. Bisogna adottare un approccio che si focalizzi su โ€œchi fa cosa e comeโ€ in un sistema integrato in base alle proprie competenze e ai percorsi formativi.

Cosรฌ come si sente parlare in molte proposte di sistema 118 Italia, che รจ tale solo se unico a livello nazionale, viceversa รจ solo lโ€™insieme di modelli organizzativo gestionali basati su degli obiettivi comuni e non un unicum che si โ€œpeculiarizzaโ€ a livello regionale in base alle esigenze locali, secondo i principi di devolution come estrinsecati nel titolo V della nostra Costituzione. 

Un rischio alto nel non tenere conto di questi elementi รจ di avere delle soluzioni che saranno giร  inefficaci o superate una volta messe in atto. Dobbiamo si quanto prima e urgentemente riformare lโ€™emergenza medica territoriale (di cui il soccorso sanitario 118 ne รจ solo una componente), ma adottando i giusti approcci. Dobbiamo volere un sistema nazionale, dove la modalitร  di erogazione del servizio, la formazione nel dettaglio e i modelli organizzativo-gestionali siano uguali per tutte le regioni, con possibilitร  di integrare, ma non di deviare. Non possiamo avere regioni che optano per lโ€™aziendalizzazione/creazione di agenzie centrali e altre che optano a modelli dipartimentali. 

Dobbiamo avere un Sistema Italia e questo รจ tale se, mutuando dalla definizione di sistema in fisiologia, l’attivitร  di organi diversi รจ regolata, in modo integrato e reciproco, al fine di mantenere costante la composizione materiale e l’energia dell’ambiente interno.

Stiamo riformando il settore, riformiamolo radicalmente. Creiamo un modello basato su un unico attore, che possibilmente sia unโ€™azienda o unโ€™agenzia regionale perchรฉ abbiamo bisogno giร  a livello locale di unโ€™univocitร  centralizzata (ricordandoci che centralizzare non significa non delegare e non coinvolgere e localizzare a livello gestionale inferiore in prossimitร  al cittadino e che il modello aziendalistico centrale non necessariamente deve essere rappresentato da uno di quelli esistenti), che siedano attorno a un tavolo comune a livello nazionale avendo tutti la stessa forma giuridica e di struttura,  in un organismo a sua volta di coordinamento e indirizzo a livello centrale statale, un poโ€™ sulla falsa riga, coi dovuti aggiustamenti e termini di paragone, a ciรฒ che avviene col sistema nazionale di protezione civile.

Per fare ciรฒ dobbiamo โ€œalienareโ€ altresรฌ il Numero Unico di Emergenza 1-1-2 alla gestione sanitaria, dove รจ naturalmente e fisiologicamente nato, ma รจ ora che โ€œlasci casaโ€, dando come presupposto la necessitร  anche qua di adozione su tutto il territorio nazionale senza esclusioni o eccezioni o dibattiti ulteriori. Il NUE 112 deve essere un asset trasversale ai secondi livelli, che garantiscono il soccorso e i diversi tipo di soccorso (pubblico, sanitario, tecnico) e non unโ€™appendice succursale di quello sanitario, che si interfaccia con gli altri enti di soccorso per quanto di loro competenza. Deve essere una realtร  a sรฉ stante e, di piรน, questa puรฒ essere lโ€™occasione per nazionalizzarlo a fronte di un modello giร  uniforme a livello della penisola. Questa puรฒ essere lโ€™occasione per creare un organismo nazionale che lo gestisca e ne curi lโ€™operativitร  per tutta Italia indipendentemente dallโ€™interlocutore di secondo livello, nei confronti del quale deve diventare un interlocutore pienamente paritetico e che non abbia una strutturazione sanitaria, ma che sia frutto dello studio delle scienze strategiche e di gestione del rischio e della comunicazione e che nel fare ciรฒ sia funzionale e complementare per tutti i provider di soccorso e tutte le tipologie di soccorso.

Cosรฌ come dobbiamo chiederci se la gestione e la guida del soccorso sanitario extra ospedaliero possano essere ancora solo una competenza medica o infermieristica. Anche qui, la centrale operativa, i mezzi di soccorso di base o avanzati sono solo una linea produttiva di quello che deve essere un sistema piรน complesso. Deve essere un sistema che concepisca negli asset decisionali, programmatori e di direzione dei servizi. Sarร  fondamentale la presenza di multidisciplinarietร  e multi-professionalitร , dove medici, infermieri e soccorritori siano i prestatori dโ€™opera pronti a rispondere a una direzione che abbia una preparazione nella gestione dei sistemi di emergenza a tutto tondo, che inevitabilmente per quanto esperti sul campo, gli esercenti soccorso sanitario possono avere solo dal loro punto di vista. Nel concreto, a gestire una centrale operativa sarebbe meglio avere sociologi, politologi o ingegneri gestionali rispetto a medici e infermieri, che hanno una formazione diversa, non di sistema. A livello programmatorio รจ necessario avere medici e infermieri e soccorritori, ma assieme a giuristi, esperti di comunicazione, psicologi, sociologi, perchรฉ lโ€™emergenza sanitaria non รจ mera presenza di malattia, ma frutto dellโ€™alterazione dei determinanti di salute che sono economici, sociali e ambientali. Il Soccorso Sanitario รจ il passaggio finale di questa โ€œautostradaโ€ che รจ la richiesta di aiuto legata a un evento di natura medica, dove spesso in realtร  si arriva anche per necessitร  a medicalizzare bisogni che sono maggiormente sociali, non dando cosรฌ neanche la risposta appropriata e commisurata al bisogno del paziente e minando la tenuta del SSN dirottandone le risorse.

 Conseguentemente si pone la necessitร  di definire il ruolo del Numero Europeo Armonizzato 116.117. Anche qui come per il Soccorso Sanitario 118 vi รจ la necessitร  di un modello uguale per tutte le regioni, con adattamenti locali e che sia vera interfaccia interdipendente col soccorso sanitario e che sia in grado anche di connettersi con i servizi locali (servizi sociali, volontariato di comunitร , farmacie ecc) andando a integrare i vari servizi, analogamente a quanto dimostrato con successo dalle esperienze dellโ€™111 nellโ€™NHS Inglese.

In conclusione, รจ evidente che รจ necessaria una riforma, ma รจ altrettanto evidente la necessitร  che questa sia evidence based e che non parta dal riorganizzare lโ€™attuale modello, ma ne proponga uno nuovo a partire dallo studio e dalle analisi e che sia improntato alla multidisciplinarietร  e alla relazione multi stakeholders.

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