Peste suina africana: inserimento sperimentale del NUE 112 nella gestione di questa emergenza sanitaria – risultati ottenuti

Peste suina africana: inserimento sperimentale del NUE 112 nella gestione di questa emergenza sanitaria – risultati ottenuti

Autori: 

  • Dott. Livio De Angelis (Direttore Servizio di Soccorso Pubblico e Servizio N.U.E.112 Regione Lazio) 
  • Dott.ssa Elisa Villani (Funzionario Area Formazione Direzione Soccorso Pubblico e N.U.E.112 Regione Lazio)
  • Dott.ssa Maria Rosa Trullo (Funzionario Area Centrale Unica di Risposta NUE112 Roma) 
  • Dott.ssa Rosita Di Gregorio (Coordinatrice di Sala Area Centrale Unica di Risposta NUE112 Roma)
  • Dott.ssa Nadia Latrofa (Capo Segreteria Direzione Soccorso Pubblico e N.U.E.112 Regione Lazio)

Introduzione

La peste suina africana costituisce un’importante emergenza sanitaria per le pesanti ripercussioni che ha sul patrimonio zootecnico suino (fiore all’occhiello di alcune produzioni regionali italiane), con danni ingenti per la salute animale e per il comparto produttivo suinicolo: si prospettano danni economici colossali per tutto il settore e danni di immagine devastanti per le nostre DOP (Denominazione di Origine Protetta) e il Made in Italy.

Per il momento la malattia pare circoscritta ai cinghiali selvatici, in alcune zone del paese: Sardegna, Piemonte, Liguria e nord di Roma. Ci si trova oggi ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché è mancata l’azione di prevenzione di fronte alla presenza in Italia di più di 2,3 milioni di esemplari, arrivati numerosi anche nella Capitale.

Evitando di fare nascere pericolosi allarmismi che rischiano di mettere in difficoltà tutto il sistema agroalimentare regionale e nazionale, la peste suina è comunque una questione molto seria che va affrontata con responsabilità e professionalità ed esige la massima attenzione e la collaborazione di tutti. 

La peste suina africana.

La peste suina africana (PSA) è endemica nell’Africa sub-sahariana, dove la malattia venne inizialmente scoperta. In Europa, tra il 1995 e il 2007, la PSA era confinata unicamente alla Sardegna. Tuttavia nel 2007 si verificarono focolai di PSA in Georgia e la malattia si diffuse ai Paesi limitrofi, colpendo maiali e cinghiali selvatici. Nel 2014 vennero segnalati i primi focolai nell’Unione europea, tra i cinghiali selvatici degli Stati baltici e della Polonia. Da allora la malattia si è diffusa ad altri Paesi dell’UE e ai Paesi terzi confinanti e negli ultimi anni si sono verificati focolai anche in Asia, Oceania e in alcuni Paesi americani. 

La malattia non è una zoonosi, visto che non si trasmette né all’uomo né agli altri animali domestici, fatti salvi i suini, e costituisce un grande problema per il comparto zootecnico, causando un’elevata mortalità all’interno degli allevamenti di suini domestici. La malattia si diffonde anche tramite le popolazioni di cinghiali, che possono veicolare il virus nell’ambito del territorio, giungendo poi a contatto con i suini domestici. Il virus ha un’elevata persistenza nell’ambiente, e può essere rinvenuto anche nelle carni lavorate per diversi mesi.

Non esiste cura né vaccino al Virus della peste suina; è pertanto difficile contenere la sua diffusione, in grado di provocare gravissimi effetti sul patrimonio faunistico, zootecnico e nel settore della lavorazione delle carni.

L’unico strumento a disposizione per contenere tale impatto è l’individuazione precoce dell’ingresso della malattia e l’attuazione tempestiva di misure di contenimento della sua diffusione; l’eradicazione della malattia può richiedere diversi anni.

La situazione nel Lazio.

A partire dalla fine di aprile 2022, nell’area nord di Roma sono stati rinvenuti alcuni cinghiali morti o moribondi, risultati, alle successive analisi di laboratorio, positivi al virus della PSA.  Quasi tutti gli individui sono stati rinvenuti nella Riserva Naturale dell’Insugherata, all’interno del Grande Raccordo Anulare. Solo pochi casi sono risultati al di fuori del G.R.A.

Nella sola provincia di Roma si calcola oggi la presenza di oltre 20 mila cinghiali che, oltre a distruggere i raccolti e spaventare i cittadini, rappresentano anche un danno economico concreto per le misure di contenimento della commercializzazione che scattano dopo l’accertamento del contagio.

In considerazione della gravità delle conseguenze per il comparto zootecnico che possono scaturire dalla presenza di focolai di peste suina sul territorio regionale, le autorità competenti hanno attivato una serie di azioni di contrasto, per contenere la diffusione territoriale della malattia. Si è deciso di raddoppiare il numero di abbattimenti di cinghiali previsti nell’ultima stagione venatoria, ovvero fino a 50.000, oltre all’adozione e diffusione delle procedure di biosicurezza sia per lo smaltimento delle carcasse sia per la sorveglianza degli allevamenti di suini. Un piano di drastica riduzione, considerando che attualmente si stima siano 75 mila i cinghiali presenti nel Lazio. Nelle aree identificate a maggior rischio (densità di cinghiali, esposizione a contatti a rischio, etc.), le province di Viterbo, Rieti e Roma, sono state organizzate battute effettuate con l’utilizzo di personale adeguatamente formato. 

Le azioni di contrasto: l’attività sinergica di autorità ed Enti del Sistema Emergenziale.

Dalla comparsa del primo caso nella Capitale, ad oggi, è trascorso un anno. Durante questo periodo si sono succedute ordinanze, prima della regione e poi del commissario governativo, che hanno contribuito a disegnare la mappa delle zone attenzionate, progressivamente aggiornate. È stata individuata un’area infetta nel territorio di Roma Capitale, l’area rossa, e al tempo stesso sono state diffuse le misure che, in quel momento, erano ritenute necessarie per contrastare la diffusione del fenomeno.

Successivamente la Regione Lazio, di concerto con la Prefettura di Roma, ha predisposto e approvato un piano, il Priu (“Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale”), con l’intento di superare il semplice “contenimento” della presenza di cinghiali nel territorio di Roma Capitale per passare ad un obiettivo superiore: “eradicare” la peste suina africana dal territorio, al fine di ridurre i rischi per la pubblica incolumità.

Tale piano prevede che ogni intervento deve essere eseguito secondo tempistiche e modalità idonee a tutelare l’incolumità della popolazione e degli operatori, nonché a limitare al massimo lo stress e la sofferenza degli animali oggetto delle operazioni di cattura. 

Al fine di garantire le operazioni necessarie alla cattura dei cinghiali in aree urbane in zona infetta, sono state istituite specifiche squadre operative (task force), attive H24, 7 giorni su 7, per la cattura degli stessi. La composizione delle singole squadre della task force è la seguente:

– Polizia Locale di Roma Capitale

– FFO come da PCCT (Piano Coordinato di Controllo del Territorio)

– Medico veterinario ASL RM1

– Polizia Provinciale

– Carabinieri forestali

– Squadra addetti alla cattura della società CSA individuata ed incaricata da Regione Lazio – Direzione Ambiente della Regione Lazio.

Ciascun Ente deve garantire per la propria organizzazione la presenza, nell’ambito delle task force, del personale necessario a coprire le turnazioni in modo da assicurare l’operatività H24, 7 giorni su 7.

L’attivazione in contemporanea di tutti gli Enti facenti parte delle task force ha presentato inizialmente qualche criticità per mancanza di coordinazione tra gli Enti stessi: per superare queste difficoltà e consentire una migliore capacità operativa, la Prefettura di Roma ha richiesto alla Direzione Soccorso Pubblico e 112 NUE di attivare di una procedura in grado di superare le problematiche legate al coinvolgimento di tutti gli Enti della task force prevista nel Piano di Emergenza PSA e che permettesse agli stessi di raggiungere con tempestività il target. Ciò ha garantito la sicurezza del contesto operativo, la riduzione del grado di esposizione al rischio degli operatori attraverso la necessaria presenza nelle attività operative di tutti gli Enti individuati nelle “linee operative” appositamente predisposte che prevedono la presenza contemporanea di tutte le specifiche professionalità e competenze utili per consentire la migliore efficacia dell’intervento.

Con una recente nota del 16 ottobre u.s. la Prefettura di Roma ha integrato il “Progetto di gestione emergenza nelle aree urbane di Roma Capitale” estendendo l’esecuzione dei soli interventi mediante la tecnologia dei dardi provvisti di sistema GPS, per l’immediato recupero dell’animale colpito, anche nelle aree suburbane di Roma Capitale situate al di fuori della zona rossa.

Il ruolo del NUE 112 Roma e Lazio.

Rispondendo all’esigenza di dare massimo impulso al Piano straordinario di contenimento della presenza di cinghiali nel territorio di Roma capitale, la Direzione Soccorso Pubblico e 112 NUE – nell’intento di sviluppare le sinergie tra le istituzioni maggiormente interessate le quali sono chiamate a individuare le risorse umane e strumentali al fine di mitigare, ciascuna in ragione delle proprie competenze, il livello di rischio connesso al fenomeno e coordinare gli interventi volti a limitare i rischi sanitari e la pubblica incolumità dei cittadini – è prontamente intervenuta in merito alla necessità di velocizzare le procedure per il contenimento e l’eradicazione del virus. Già nel settembre 2022 le Centrali Uniche di Risposta Roma e Lazio si sono avvalse di un’apposita Istruzione Operativa (IOP 35Gestione chiamata per emergenza Peste Suina Africana nelle aree urbane infette di Roma Capitale) che ha permesso di assicurare la gestione di questa tipologia di chiamate attraverso un operatore tecnico dedicato il quale, in caso di ricezione da parte della CUR NUE 112 di una chiamata per la presenza di cinghiali nella Zona infetta, prende in carico l’evento e gestisce l’attivazione  contemporanea di tutti gli Enti delle task force coinvolti nel Piano di Emergenza PSA. 

La task force di turno garantisce una immediata risposta al NUE 112, si attiva, raggiunge il target di intervento ed interviene con le seguenti modalità:

–  La squadra di Polizia Municipale e la squadra delle FFO (come da PCCT  – Piano Coordinato di Controllo del Territorio) provvedono alla tutela dell’ordine pubblico (limitazione transito persone e veicoli, garanzia dello svolgimento delle operazioni in sicurezza etc.);

–  Il medico veterinario ASL garantisce la corretta narcotizzazione dell’animale;

– La squadra di Polizia Provinciale e la squadra di carabinieri forestali procede al confinamento dei cinghiali in zone idonee – presenti sul posto – e provvede alle operazioni necessarie per la narcosi dell’animale;

– Al termine delle operazioni di narcosi, la squadra di addetti alla cattura provvede al trasporto ed alla gestione degli animali catturati.

RISULTATI RAGGIUNTI

L’inserimento del NUE 112 nella nuova procedura prefettizia quale collettore di tutte le segnalazioni e richieste di intervento per presenza di cinghiali, che prima venivano avanzate casualmente dal cittadino a diversi enti, ha permesso di creare un unico punto di raccolta e valutazione delle richieste e di fornire una rapida presa in carico della richiesta creando immediatamente nella cittadinanza la percezione di attenzione e sicurezza.

Grazie all’attività del NUE 112 del Lazio si è potuto contare su un osservatorio continuo del fenomeno grazie al quale è stato possibile definire le dimensioni di questo fenomeno sul territorio del comune di Roma. L’analisi delle chiamate riguardanti la presenza di cinghiali o le segnalazioni di carcasse rinvenute ha permesso di creare una banca dati degli avvistamenti, creando una quantificazione e mappa geografica dinamica delle presenze di suini selvatici liberi: ciò ha consentito, attraverso la precisa individuazione dell’area da perimetrare, di meglio coordinare le attività di intervento e la scelta dei luoghi di posizionamento delle trappole, con conseguente abbattimento dei tempi di intervento ed ottimizzazione delle risorse logistiche e di personale.

La Direzione produce inoltre una reportistica aggiornata quotidianamente per ogni intervento (data e orario della segnalazione da parte dell’utente, target di intervento, tempi di gestione, tempi di risposta e attivazione della task force di turno) e la trasmette a tutti gli attori consentendo agli Enti del soccorso il controllo delle proprie attività. 

La rapida localizzazione del target e l’immediata e contemporanea attivazione dei diversi enti coinvolti nell’intervento, ognuno per la specifica attività istituzionale, hanno permesso così di aumentare l’efficacia degli interventi stessi, sia in termini di catture conseguenti all’intervento al target sia conseguenti al posizionamento di trappole nelle aree con maggior numero di segnalazioni.

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