Localizzazione dispersi: le capacità di una Sala Operativa HEMS

VOL. 01 | ISSUE 02 | LUGLIO 2021

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ISSN 2674-0028

Localizzazione del disperso in ambiente impervio e capacità di risposta di un Sala Operativa dell’Emergenza Urgenza: strumenti e competenze

Autori: Guido Caironi, Emergency Nurse, Sala Operativa Emergenza Urgenza dei Laghi, AREU Lombardia; Mountain Leader, Collegio Lombardo Mountain Guide; Matteo Caresani, Responsabile Operativo della SOREU dei Laghi;
Co-Autore: Manuel Sirago, Operatore Tecnico Call Taker and “Flottista”

Riassunto

Gli interventi di soccorso in ambiente impervio coinvolgono una porzione non indifferente dell’attività di una Sala Operativa, collocata a ridosso di un ambiente montano e collinare. La stratificazione degli incidenti occorsi, tipicamente rappresentati presso la Sala Operativa Emergenza Urgenza dei Laghi (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia), richiede l’acquisizione, da parte degli operatori, di specifiche competenze tecniche e tecnologiche, da affiancarsi alle già disponibilità abilità operate dai servizi HEMS.

Nel caso di impossibilità alla ricezione di coordinate geografiche grazie alla condivisione delle stesse con l’utente (impiego di apposite App per Samrtphone, disponibilità di GPS etc.) è indispensabile che i Receiver della Sala Operativa e il personale coinvolto nel soccorso, sappiano condividere strumenti deduttivi di ricerca, basati su interviste strutturate e su metodi di ricerca che riducano il più possibile la possibilità di errore nell’individuazione del luogo dell’evento. L’efficacia dello strumento individuato è testimoniata dalla buona riuscita di un intervento di soccorso entro tempi medi assimilabili alla disponibilità diretta di coordinate geografiche alla fonte del servizio di soccorso.

Introduzione

La richiesta di soccorsi in ambienti impervi è cresciuta negli ultimi anni in risposta all’incremento di alcune attività che si svolgono in montagna e in ambiente impervio: alpinismo, arrampicata, sci, escursionismo, trail running, raccolta di funghi, paragliding (Yarwood R., 2012).

Al giorno d’oggi le missioni di Search and Rescue (SAR) si sovrappongono molto spesso agli interventi di Emergency Medical Service, nei quali alle vittime viene garantita, oltre al soccorso materiale, una accurata assistenza medica e infermieristica. La ricerca e il soccorso possono essere condotti con mezzi speciali, applicabili anche in ambienti ostili ed impervi, mentre viene contemporaneamente garantita anche la più adeguata assistenza sanitaria. Proprio la possibilità di svolgere interventi sanitari in aree impervie caratterizza le tecniche e l’essenza del Search and Rescue civile moderno.

Durante la Prima Guerra Mondiale non furono possibili interventi sistematici di soccorso con aeromobili. La scarsa tecnologia e l’autonomia limitata dei velivoli rendevano molto difficile questo tipo di missioni. Furono comunque attuati alcuni soccorsi, in genere caratterizzati da una elevata dose di eroismo. Il primo intervento di soccorso aereo coordinato coinvolse i soldati americani durante la Guerra in Nicaragua nel 1927. In questo contesto per la prima volta furono organizzate missioni di Search and Rescue, impiegando sia il personale di terra che quello in volo.

Proprio per cercare di favorire il soccorso in ogni luogo e in qualsiasi circostanza l’industria aeronautica si lanciò nella ricerca di nuovi progetti. Nel 1932 venne per la prima volta sperimentato un soccorso con i nuovi Autogyro, inventati da Juan de la Cierva nel 1923. Americani e tedeschi approntarono, durante la Seconda Guerra Mondiale, numerosi velivoli, in assetto di ricerca e soccorso. La maggior parte degli squadroni di soccorso era costituita da flotte di idrovolanti che, per le caratteristiche tecniche che li contraddistinguevano, potevano ammarare direttamente nei pressi dei naufraghi. Anche in Italia la Regia Aeronautica, durante gli anni della guerra, fu in grado di trovare, salvare e trasportare ben 13.000 soldati.

Bisognerà attendere la Guerra in Corea e soprattutto quella del Vietnam per assistere all’introduzione di un numero importante di missioni di Search and Rescue. Si poté fare affidamento su nuovi e più performanti modelli di elicottero. Inoltre, alcune di queste macchine vennero progettate ad hoc per l’impiego nelle missioni di ricerca e soccorso, dotandole di tutte le tecnologie in grado di migliorarne le performance nel soccorso.

Il primo passo per poter soccorrere persone in difficoltà in ambiente impervio consiste però nella capacità di localizzare con precisione il ferito. Al giorno d’oggi sono disponibili varie risorse, tra le quali alcune applicazioni per Smartphone, in grado di inviare in automatico le coordinate geografiche del punto di chiamata (Mosa A.S.M., 2012). Per poter funzionare questi dispositivi debbono avere la disponibilità di una valida copertura della rete dati mobile. In tutti gli altri casi le coordinate geografiche possono essere comunicate solo se l’utente dispone di apparecchi quali i Global Positioning System o i Personal Beacon Locator. In certi casi sono stati addirittura impiegati i Social Network più noti quali Messenger, Facebook o Whatsapp per ritrovare persone disperse (Pfau L.D., 2013).

Le teorie che studiano le modalità per condurre la ricerca di feriti e dispersi nacquero durante la Seconda Guerra Mondiale. Kelly compilò delle statistiche riguardanti i comportamenti delle persone disperse, pubblicandole in “Mountain Search for the Lost Victim”, primo riferimento bibliografico per la ricerca e il soccorso su terreno impervio (Kelley D, 1973).

Per questi motivi il Search and Rescue Civile italiano, attivo su di un complesso territorio montuoso quale quello caratterizzante la penisola, si articolava già nel 2007 in ben 46 basi di elicottero, di cui 26 specializzate in missioni di ricerca e soccorso in ambiente impervio. Gli equipaggi dei velivoli di queste basi erano composti da personale sanitario medico (rianimatore) e infermieristico, oltre che da un tecnico del Soccorso Alpino (CNSAS) (Mariangeli et al, 2007).

Soprattutto in caso di mancanza di complete informazioni per la localizzazione, la corretta strategia di ricerca può fare la differenza per determinare il successo o il fallimento della missione. Normalmente vengono utilizzati tre termini che rientrano con ricorrenza tra le strategie di ricerca: il Point of Last Seen (PLS), il Last Known Point (LKP) and Initial Planning Point (IPP). Questi elementi dovrebbero essere sempre inclusi nelle metodiche di ricerca e soccorso, perché in grado di migliorare la probabilità di successo. Accanto a questi concetti, applicabili su piccola e media scala, sono descritti anche complessi calcoli probabilistici per l’individuazione di persone su ampi territori o sul mare (Cooper D.C., 2003).

Negli ultimi anni la ricerca e il soccorso si sono avvalse anche dell’utilizzo di risorse robotizzate e di Unmanned Aircraft Systems, noti come droni, in grado di affiancare il personale di terra e i velivoli dei sistemi di Search and Rescue. L’uso di questo tipo di velivolo è stato acclamato grazie alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie (volo notturno, termocamere, possibilità di ricerca automatica) in totale assenza di qualsiasi rischio per il personale umano (Lin L. et al, 2010).

In questo articolo vorremmo prima di tutto analizzare brevemente la realtà del Search and Rescue nel territorio di competenza della Sala Operativa Emergenza Urgenza dei Laghi (Como Villaguardia). E alla luce di quanto sopra affermato e dei dati in nostro possesso operare alcune riflessioni sulle metodiche di localizzazione della persona che ha bisogno di cure.

Materiali e Metodi

L’estrazione dei dati utili per l’analisi e la stesura dell’articolo è avvenuta grazie all’interrogazione del gestionale Emergency Management di Beta 80, software con il quale viene gestita l’attività della Sala Operativa Emergenza Urgenza dei Laghi. Si è eseguita una analisi retrospettiva di tutti gli eventi occorsi in ambiente impervio, dal 1 di gennaio del 2017 al 31 dicembre 2017 ricercandoli sulla base del tag “impervio” inserito nella pagina principale dell’evento che ha generato la relativa missione. I dati sono stati estratti con opportune query e ripuliti da dati sensibili e da tutti gli elementi che avrebbero permesso l’identificazione anagrafica dei pazienti. Sono stati estratti 403 eventi, di cui sono state esaminate le note di ogni intervento, per meglio selezionare i casi di soccorso tecnico con attivazione dell’elisoccorso o dei volontari del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Di questi 403 interventi 164 hanno coinvolto l’impiego dell’elicottero (41%).

Risultati

La stratificazione degli interventi segue una tipica stagionalità, per la quale il 14% avviene nel primo trimestre, il 26% nei mesi di aprile, maggio e giugno, il 36% nei mesi di luglio, agosto e settembre e il 23% nell’ultimo trimestre dell’anno. L’84% degli interventi è occorso dopo le ore 12.00 e il 20% dopo le ore 17.00, confermando quanto affermato in letteratura sull’aumento della probabilità di incidenti in orario pomeridiano (Carpenter J., Thomas F., 2018).

Il 63% degli interventi comportavano incidenti escursionistici su sentieri, il 10% incidenti in ferrate, vie alpinistiche o di roccia, mentre il restante è rappresentato da altri interventi, quali incidenti da sci, durante la ricerca di funghi, o nello svolgimento di attività lavorative, comunque occorse in ambiente impervio. Il significativo discostamento di questo dato rispetto al trend nazionale può essere spiegato con la particolare tipologia di terreno della SOREU dei Laghi, tipicamente impervio ma ad ampia frequentazione sia professionale che sportiva.

Di tutti gli incidenti esaminati il 41% ha richiesto l’intervento dell’elicottero ed è su questo tipo di interventi che si sono concentrate le successive analisi.

Si è optato per suddividere gli eventi che hanno comportato l’intervento dell’elicottero secondo la seguente stratificazione: localizzazione senza riferimenti precisi, localizzazione a mezzo di coordinate fornite dall’utente, individuazione del posto del soccorso grazie alla descrizione precisa del luogo, fornita dal chiamante.

Per il calcolo del tempo medio di arrivo in posto dell’elicottero sono stati esclusi i seguenti casi, che hanno richiesto un elevato numero di ore per il recupero del paziente e che pertanto possono essere definiti come eventi speciali.

  1. Intervento di quasi 21 ore, per il recupero di più persone bloccate in un canalone al di sopra dei 2.000 metri
  2. Intervento di 13 ore per recupero di paziente caduto con parapendio
  3. Intervento di 21 ore per la ricerca, dalla sera precedente, di un disperso, con il coinvolgimento di due elicotteri
  4. Intervento di 9 ore per la ricerca di un paziente assolutamente incapace di descrivere la propria posizione, in orario serale, con intervento avvenuto in orario notturno
  5. Intervento di 4 ore per una persona che, essendosi perduta, non aveva alcun riferimento geografico
  6. Intervento di 15 ore per ricerca di persona precipitata in canalone boscoso con localizzazione non nota

In genere il timing di arrivo contempla le seguenti caratteristiche:

  • Processazione della chiamata in entrata alla SOREU: in media 1 minuto e 30 secondi
  • Attivazione elicottero: 2 minuti
  • Preparazione e decollo: 5 minuti

Per gli eventi occorsi in luoghi chiaramente definiti (vie alpinistiche, palestre di roccia, vie ferrate), o nel caso in cui siano state fornite le coordinate geografiche (solo 5 casi) la tempistica media di arrivo in posto dei soccorritori (attivazione, volo, raggiungimento del ferito) è stata di 41 minuti e 05 secondi dalla prima chiamata.

In tutti gli altri casi la localizzazione è avvenuta senza l’ausilio di supporti tecnologici (GPS, Applicazioni), o toponimi precisi, ma grazie all’identificazione descrittiva della posizione dell’infortunato. In questi interventi il tempo medio di arrivo è stato di 43 minuti e 47 secondi.

Discussione

Il territorio della Sala Operativa Urgenza Emergenza dei Laghi è suddiviso tra le province di Varese, Como e Lecco e possiede una regione montuosa di notevole estensione. I principali gruppi montuosi si trovano tra le province di Como e Lecco: Grigne, Valsassina, Monte Legnone, Alto Lario Occidentale, porzione italiana del Lago di Lugano, Val d’Intelvi e catena montuosa del Triangolo Lariano. Vi è infine una regione montuoso-collinare nella provincia di Varese decisamente impervia. In queste aree e soprattutto sulla Grigna Meridionale, si pratica molta attività escursionistica, alpinistica, sia estiva che invernale.

Soprattutto nella regione della Valsassina (Piani di Bobbio, Zucco Pesciola e Campelli) e della Grigna Meridionale si trovano molti siti di arrampicata classica e vie sportive (difficoltà elevata, ma protezioni intermedie garantite dalla presenza di fix cementati o resinati). Nel territorio della provincia di Lecco sono inoltre presenti: 1 via ferrata sopra la città, 1 sopra l’abitato di Valmadrera, 5 vie ferrate sul Monte Resegone, una sul Monte Due Mani, una sulla Grigna Settentrionale. Sulla Grigna Meridionale sono invece presenti dei percorsi attrezzati per esperti. In provincia di Como vi sono due vie ferrate: una sul Monte Grona, nei pressi di Menaggio e l’altra sui Corni di Canzo, nel Triangolo Lariano. Tutti i percorsi citati sono ad alta frequentazione.

La ricerca e il soccorso in ambiente impervio rappresentano un impegno notevole per i servizi dell’emergenza sanitaria, sia civili che militari. Nelle regioni con importante copertura montuosa, soprattutto nelle belle giornate dei weekend estivi e in particolar modo nelle ore pomeridiane, è evidente un picco nelle richieste di soccorso. In questi casi la stanchezza, con la conseguente minore resistenza e attenzione, può favorire incidenti di varia natura.
In questi interventi vengono impiegate tecniche di soccorso avanzato, come per esempio quelle che richiedono l’impiego di un elicottero e l’uso del verricello (Carpenter J., Thomas F., 2018). Questo tipo di soccorso avviene in genere in ambito montano (Alpi e catene montuose degli Stati Uniti d’America), ma sono descritti anche casi di soccorso a quote elevate in Nepal e Hymalaya (Brodmann Maeder M.M. et al, 2014).

Il soccorso con elicottero, assai diffuso ai nostri giorni, è generalmente impegnativo e rischioso, se si considera che il numero di incidenti aeronautici che accadono durante questo tipo di missioni è decisamente maggiore rispetto a quanto avviene in altre tipologie di volo con elicottero. La percentuale di rischio aumenta ancora di più se le missioni avvengono durante cattivo tempo o in condizioni di oscurità (Gordon H.W., 2018).

 La difficoltà degli interventi in ambiente impervio rappresenta un elevato rischio per i soccorritori (Ciesa M. et al, 2015), cosa che dovrebbe spingere a una oculata campagna di prevenzione e all’attivazione di tutte le tecniche di autoprotezione e di Crew Resource Management che i soccorritori e gli equipaggi dei velivoli dovrebbero attuare per prevenire gli incidenti. Il debriefing diventa in questo caso un elemento fondamentale per la revisione dell’evento e l’apprendimento da eventuali difetti o errori (Grissom C.K., 2006).

In una buona percentuale dei casi gli incidenti occorrono praticando sport estremi (Gosteli G. et al, 2016).
Anche se molti incidenti coinvolgono una gran quantità di persone che possiedono una scarsa abilità e che pertanto si trovano in pericolo a causa della propria impreparazione, indipendentemente dalla difficoltà del terreno (Lack D.A., et al. 2012). Recenti report del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Italiano mostrano una preponderanza di incidenti occorsi a persone che praticano attività escursionistica: nel 2009 il 36,4% degli incidenti in montagna hanno coinvolto escursionisti (CNSAS, 2009), mentre nel 2016 i casi sono incrementati al 40% (CNSAS, 2016).  La caduta era rappresentata per il 35,5% mentre la perdita di orientamento era riscontrabile nell’11% di tutti gli incidenti. Nel 2016 gli incidenti alpinistici erano rappresentati da un 6,9% mentre altre tipologie di incidenti, come per esempio gli eventi che coinvolgevano cercatori di funghi, si ridussero dal 4,6% del 2006 al 2,8% del 2016, grazie probabilmente alle numerose campagne di sensibilizzazione nei confronti della valutazione dei rischi e della prevenzione.

Localizzare i dispersi

Come localizzare le persone disperse se non si dispone di coordinate geografiche fornite dal paziente? Oppure come procedere se il paziente non ha App per Smartphone in grado di lanciare chiamate di allarme? Quali conoscenze deve possedere l’operatore della Centrale Operativa?

Conoscere i principi di base per condurre una buona intervista semi-strutturata è il primo passo per procedere alla localizzazione dei dispersi e quindi al soccorso degli stessi. Le persone che si sono perse normalmente seguono tracce di passaggio o sentieri, a eccezione dei bambini o delle persone con demenza, che tendono a vagare senza apparente scopo, anche se in genere vengono ritrovati entro 700-800 metri dal punto di partenza (Hill K. A., 2007). Le persone in difficoltà tendono invece a scendere per la via più breve (Phillips K., et al, 2014), seguendo la modalità della “goccia d’acqua” (via più rapida ma più ripida, verso il basso).

La letteratura (Club Alpino Italiano, Schweizer Wanderwege, 1986) mostra i tempi di percorrenza degli escursionisti in salita e in discesa, alle differenti quote. Si possono quindi calcolare i dislivelli delle persone che richiedono il soccorso, conoscendone soltanto il punto di partenza e il tempo di percorrenza, tanto in salita, quanto in discesa. Al di sotto dei 2.500 metri (altitudine generalmente massima per le elevazioni situate nel territorio di competenza della SOREU dei Laghi) vengono percorsi circa 350 metri di dislivello in salita per meno di 3 Km di sviluppo e circa 500 metri di dislivello in discesa.

I comportamenti umani sono generalmente ricorrenti e seguono delle linee di condotta comuni. Intersecando i tempi di percorrenza con i vari punti noti (Initial Planning Point, Last Known Point, Timing) e con la dislocazione dei vari sentieri, si potranno identificare aeree più o meno limitate in cui è probabile ritrovare il paziente.

In quasi tutti i casi (97%), non potendo disporre di coordinate geografiche per la localizzazione, la ricerca si è fondata sulla compilazione di un questionario semi-strutturato, basato sull’identificazione degli elementi fondamentali, riportati in letteratura, utili alla localizzazione del paziente.

La sequenza di domande poste all’utente è stata elaborata sulla base delle indicazioni fornite in letteratura, come quelle suggerite dai manuali IAMSAR (International Aeronautical and Maritime Search and Rescue) e dal Land Search and Rescue Addendum (2016).

Conclusioni

Nei casi presentati la tempistica di arrivo sul posto dei soccorritori è stata uniforme anche se non erano disponibili le coordinate geografiche del luogo dell’evento. Questo grazie all’efficace localizzazione deduttiva del luogo dell’evento, fondata sul questionario semi-strutturato attuato. Le coordinate geografiche alle quali inviare l’elicottero sono state estrapolate dagli operatori di centrale, sulla base delle informazioni raccolte, identificate sul software cartografico a disposizione di tutti gli operatori e quindi inviate via radio all’equipaggio in volo.
L’identificazione delle persone in difficoltà e il loro soccorso sono state condotte rapidamente, con efficacia e con minima esposizione a quei rischi che possono aumentare con il passare dei minuti e con un ritardo nell’arrivo sul posto.

Questo significa che la conoscenza delle tecniche di intervista semi strutturata basate sulla letteratura internazionale e la conoscenza geografica dell’area di ricerca sono fattori chiave per poter individuare rapidamente l’infortunato e per poterlo soccorrere. Tali conoscenze dovrebbero quindi entrare a far parte del training di base e avanzato di ogni operatore di una Sala per l’Emergenza Urgenza Sanitaria, che si occupi anche di Search and Rescue in ambiente impervio montano o collinare.

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