La collaborazione interforze nelle maxi-emergenze

VOL. 4 | ISSUE 01 | YEAR 2024

ISSN 2674-0028

TITOLO: La collaborazione interforze nelle maxi-emergenze

Autore: Cosimo Savelli, infermiere;

Definizione di maxiemergenza e catastrofe

La maxiemergenza o evento maggiore è un evento che sicuramente provoca un imprevisto e subitaneo sconvolgimento dell’ordine delle cose, in seguito al quale si verifica uno squilibrio temporaneo tra bisogni e risorse del soccorso. La catastrofe è uno scenario ancora più complicato che vede, oltre al sovraccarico di richieste di soccorso, anche una compromissione delle infrastrutture pubbliche e private, con conseguente possibile danneggiamento degli edifici nei quali vengono espletate le funzioni di soccorso ospedaliero e non solo. 

La maxiemergenza e la catastrofe sono eventi imprevedibili, che possono avvenire in qualsiasi momento e avere un inizio improvviso o un esordio più graduale, a seconda dell’evento. Difatti, una maxiemergenza di genere traumatico (es. un incidente con numero elevato di vittime) ha generalmente un inizio improvviso che poi viene stabilizzato gradualmente con l’arrivo dei primi soccorsi e, successivamente, con l’arrivo dei rinforzi, viene risolto gradualmente. In questo caso, il NUE 112 (se presente) e le centrali di riferimento degli enti di soccorso pubblico hanno la possibilità di ampliare il loro organico per aumentare la capacità ricettiva delle chiamate e possono lavorare senza essere influenzate direttamente dall’evento. In caso di catastrofe tuttavia, specie se si tratta di un evento di origine naturale, le stesse centrali operative potrebbero essere influenzate fisicamente (danni materiali) o psicologicamente (ansia e preoccupazione degli operatori per gli eventi in corso), motivo per il quale risulta fondamentale collaborare il più possibile tra enti, per poter avere notizie certe e sicure degli eventi in corso. 

La necessità di un approccio multidisciplinare nel soccorso

Gli enti tipicamente coinvolti nelle maxiemergenze e negli eventi di grandi dimensioni sono moltissimi e variano enormemente tra regione e regione, a causa della grande differenza che sussiste in Italia sull’organizzazione degli enti di soccorso. Generalmente le Forze dell’Ordine e i loro reparti specializzati sono uguali ovunque nella penisola, con l’eccezione delle Province e Regioni autonome, che possono contare su enti locali specifici: in tali regioni, ad esempio, sono presenti corpi di polizia locale con funzioni specifiche, come i Barracelli della Sardegna o i corpi forestali, tutt’ora presenti in queste realtà.

Anche gli enti di soccorso tecnico e sanitario non fanno eccezione, dato che ogni regione o provincia (o addirittura parti di province stesse) hanno organizzazioni totalmente diverse, perciò la distribuzione dei compiti può risultare estremamente complessa, basti pensare alle differenze di organizzazione tra Vigili del Fuoco provinciali di Aosta, Bolzano e Trento e il resto d’Italia. 

L’approccio simulativo: strumento vitale per conoscersi tra enti di soccorso

La simulazione nell’ambito delle maxiemergenze è uno strumento di vitale importanza per permettere a tutte queste realtà in comunicazione e per agevolare la conoscenza tra enti a tutti i livelli; ne è un esempio recente la simulazione svoltasi a fine ottobre 2023 nella Valle del Chiese, in Trentino, dove si è svolta la simulazione di una maxiemergenza di genere sismico, nella quale sono stati rappresentati diversi scenari tipici di una località di montagna soggetta a tale evento: evacuazione di scuole, recupero di escursionisti dispersi, crolli all’interno di opere pubbliche, ricerca e soccorso in ambiente urbano e di montagna. Come già accennato, quando si parla di maxiemergenze si parla di numerosi enti e associazioni che si trovano a collaborare e questa esercitazione non fa eccezione: hanno partecipato a tale esercitazione Guardia di Finanza, Soccorso Alpino e Speleologico del Trentino e della Lombardia, numerose pubbliche assistenze locali, Croce Rossa Italiana, Carabinieri, Polizia Locale, Corpo Forestale del Trentino, vari corpi volontari di Vigili del Fuoco ed altre associazioni di protezione civile e soccorso provinciali. Al termine di tale esercitazione, sono state identificate ed analizzate delle criticità che sono state sottoposte ad attento debriefing, al fine di poter migliorare ulteriormente la risposta dei soccorsi. 

Il beneficio di tali simulazioni è evidente, perché tutte le posizioni organizzative e operative dei corpi sopra elencati si sono dovute relazionare tra loro, al fine di coordinare le operazioni di soccorso. Eventi simulativi di tale portata sono tuttavia piuttosto limitati nel numero e circoscritti a determinate realtà geografiche o ricorrenze specifiche; sono più presenti laddove la componente volontaria è particolarmente forte ed organizzata, ma spesso sono intese con lo scopo di mostrare alla cittadinanza le operazioni di soccorso, con un limitato coinvolgimento interforze. 

L’esempio dell’esercitazione nella valle del Chiese TN

Uno dei Paesi leader nell’aspetto simulativo in ambito di maxiemergenza è la Confederazione Elvetica, che dispone di un sistema di soccorso molto frastagliato e differente a livello cantonale ma che ha, come punto di forza, la grande quantità di esercizi interforze (così vengono denominati in italiano della Svizzera le esercitazioni). Ho avuto la possibilità di assistere in prima persona, ad ottobre 2022, ad un esercizio organizzato dal Reparto Interventi Speciali della Polizia cantonale ticinese, in collaborazione con i Pompieri di Bellinzona, la protezione civile Tre Valli, e la Federazione Cantonale Ticinese di Soccorso in Ambulanza (FCTSA). Tale esercitazione era basata sul recupero e trattamento di vittime in una simulazione di attentato terroristico a mano armata, tema particolarmente attenzionato in Svizzera a causa della grande presenza di armi da fuoco pro capite. In tale esercitazione è stato simulato, nello stadio di Bellinzona, uno scontro a fuoco tra un gruppo di terroristi con armi automatiche e la polizia cantonale. In tale situazione viene attivato, in Canton Ticino, il cosiddetto DIM (Dispositivo di Intervento cantonale in caso di Incidente Maggiore), ossia una serie di veicoli dotati di attrezzatura per l’allestimento rapido di un ospedale da campo e gestione di un grande numero di vittime, appartenente alla FCTSA e gestito dai soccorritori delle associazioni di soccorso locali. L’ausilio ai soccorritori professionisti viene fornito dal personale di protezione civile, composta in larga parte da giovani che svolgono il servizio civile in alternativa al servizio militare obbligatorio. Una volta che le forze dell’ordine hanno reso sicura la scena, i pompieri, i soccorritori professionisti e il personale della protezione civile gestiscono il DIM, recuperando le vittime e trattandole con l’intensità di cura necessaria per la stabilizzazione e il trasporto in ospedale. Questi esercizi ricorrenti, sia interni alle associazioni di soccorso cantonali sia interforze, sono fondamentali per garantire la migliore integrazione possibile tra enti. Chiaramente, il debriefing risulta parte essenziale della simulazione stessa anche in questo caso, infatti sono emerse delle criticità e delle difficoltà che sono state discusse e condivise con tutti gli attori in gioco. 

Risulta evidente un punto comune tra le due esercitazioni riportate sopra: la presenza di criticità e di difficoltà emerse durante gli interventi, eventualità normale persino all’interno di situazioni reali, dove è a rischio la vita degli utenti e degli operatori. È proprio nel teatro simulativo che è importante e necessario sbagliare, tant’è che risulta quasi più importante la fase di debriefing della fase di soccorso stessa, specialmente quando sono presenti numerosi attori ed enti. Non è da trascurare nemmeno il retaggio culturale degli operatori sul campo, che possono essere sia volontari che professionisti e che devono essere necessariamente valorizzati al meglio dagli organizzatori, affinché i punti di forza di ognuno degli operatori in campo possano essere messi in risalto. Spesso si tende a rendere la simulazione un momento più ludico che funzionale o a limitare l’esecuzione di tali pratiche a poche occasioni annuali, anche perché tali simulazioni interforze richiedono un grande sforzo organizzativo per mettere d’accordo tutti i partecipanti e richiedono molte persone prima, durante e dopo il loro svolgimento. 

L’esempio degli esercizi interforze in Canton Ticino

Realizzare una simulazione interforze richiede un grande sforzo economico che purtroppo non è realizzabile in tutte le realtà presenti in Italia; oltre a ciò, la grande componente volontaria negli enti di soccorso rappresenta un’arma a doppio taglio per lo svolgimento di simulazioni di grandi dimensioni: si può contare su molte persone, ma non sempre sono presenti e disponibili per tutto il tempo necessario, infatti è possibile che il volontario possa anteporre comprensibilmente una necessità di vita quotidiana ad una simulazione, specialmente se strutturata su più giorni. Un sistema di risposta formato quasi esclusivamente da professionisti, alla maniera elvetica, ha più possibilità di simulare ed esercitarsi, dato che l’esercizio sia inteso come parte essenziale della professione, ma non è applicabile in Italia per motivi politici ed organizzativi. 

Indipendentemente dagli attori in gioco, nel momento dell’emergenza vera, sarà pressoché impossibile realizzare un soccorso perfetto e privo di rischi per operatori ed utenti, ma aumentando il numero di esercitazioni interforze sarà sicuramente possibile abituare gli attori a lavorare insieme e scambiarsi conoscenze, al fine di creare degli automatismi di soccorso, con enorme beneficio per la comunità colpita dalla maxiemergenza. 

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