Il 118 e la violenza sulle donne

ISSUE 03 | VOL 05 | Y. 2023

DOI ON ASSIGNEMENT

ISSN 2674-0028

Autori: dott.ssa Laura Curti, dott. Davide Tresoldi;

Professione: Infermieri del servizio 118 di Ferrara.

Il 118 e la violenza sulle donne

INTRODUZIONE:

La violenza di genere ha un impatto terribile nella cronaca degli ultimi anni, oltre a colpire le nostre coscienze, se ne parla molto, si scrive molto e si legifera anche; ne consegue che ci possiamo trovare coinvolti, durante il lavoro, in queste problematiche e di trovarci impreparati ad affrontarle.

Ma come potremmo aiutare una persona a noi molto vicina, figlia, sorella, amica, o altra persona a cui teniamo molto, se ci confidasse di avere un grave problema di violenza domestica subita dal compagno/marito? Cosa potremmo dirle? Cosa potremmo fare?

E’ difficile solo per noi che ci abbiamo pensato, o lo è per tutti? Ma andiamo oltre: se questa confidenza e richiesta di aiuto ci viene espressa da persona a noi sconosciuta durante un intervento di soccorso? Risulta ancora più difficile, vero…? E se, durante il lavoro, ci accorgessimo di una situazione di violenza domestica e questa ci venisse taciuta o addirittura negata? La difficoltà sembrerebbe insormontabile. Eppure indossiamo una divisa istituzionale, arriviamo con un mezzo istituzionale, abbiamo un incarico di pubblico servizio: non possiamo non avere risposte come, in fondo, è stato finora. Dobbiamo fare qualcosa.

Bene, è proprio qui che abbiamo voluto cercare e trovare qualche strategia che ci potesse aiutare a fornire un aiuto migliore. Abbiamo indagato molto prima di scrivere la Procedura ora in atto nella nostra Azienda, cercando materiale che potesse fornire una linea guida da seguire, eppure non abbiamo trovato nulla. Niente che riguardasse l’aiuto alle donne sul territorio, al domicilio, per strada, niente di niente. Abbiamo trovato ottime procedure che coivolgevano vari servizi, ma tutte dal Pronto Soccorso o dai Centri antiviolenza o, comunque, tutti “entro le mura” di una struttura.

Il 118 di Ferrara è stato il primo in Regione ed in tutta Italia a dotarsi di un Protocollo di azione dedicato al contrasto per violenza di genere.

Per preparare la stesura di un Protocollo abbiamo avuto bisogno di consulenze specifiche ed autorevoli, coinvolgendole con un progetto credibile e realizzabile. Ci siamo rivolti all’Università di Ferrara Facoltà di Giurisprudenza, alla Criminologia, al Centro antiviolenza di Ferrara (Centro donna Giustizia), nella nostra Azienda al Servizio di Mediazione Culturale, alla Medicina Legale, all’Ufficio Legale , all’Ufficio Stampa, all’Ufficio Formazione e, naturalmente, alla Direzione; da tutti, abbiamo ricevuto una risposta estremanente positiva al loro coinvolgimento in questo progetto. E così dopo aver steso la Procedura ed atteso il vaglio e l’approvazione, ci siamo dedicati alla diffusione tramite la formazione.

Abbiamo quindi, assieme alla nostra Azienda, strutturato una serie di incontri che coinvolgono tutti gli operatori del 118 dalle Associazioni di Volontariato convenzionate con l’emergenza, agli Autisti-Soccorritori, Infermieri e medici in modo da formare a 360 gradi chiunque possa incontrare casi di violenza durante i servizi di emergenza. Il corso da noi studiato, di carattere formativo/informativo vede una prima parte dedicata allo studio del problema e dei numeri terrificanti in Italia, ad una presa di coscienza della nostra radicata mentalità maschilista e patriarcale, delle origini di questi comportamenti dalla famiglia alle Istituzioni Religiose, all’informazione malscritta dei media. Questo aspetto dell’incontro segna una profonda differenza di comportamento da prima del corso ai turni successivi, immediatamente dopo, notando una differenza di approccio al problema con una “visione nitida” della donna che richiede aiuto che prima non avevamo. Ci mancava il focus.

Ma il nocciolo dell’incontro è far capire la funzione di Sentinella che il nostro servizio (e tutto il 118 d’Italia) possiede intrinseca. Perché questa donna o la prossima da aiutare, rappresentano un mondo terribile, un mondo che risulta ancora oggi, nella nostra società, la più moderna, un argomento SCABROSO e proprio per questo da trattare a porte chiuse. Ed è proprio lì, oltre quelle porte che noi, come 118, passiamo, entriamo, quindi vediamo.

Vediamo cose che non vede nessuno, situazioni che non vedrà più nessuno. solo noi. Quello che vediamo noi non lo vede e non lo vedrà nessun altro o lo vedrà in tempi diversi, quindi vedrà una cosa diversa. Ne consegue che nella compilazione dei documenti da noi redatti, siamo l’unico appiglio per tutte quelle situazioni che nessuno vedrà più. Tutti noi dobbiamo solo aggiungere alla nostra esperienza la “sensibilità” e le “competenze”, cosa assolutamente non difficile, per riconoscere segni e sintomi della donna e dei minori, se presenti, che ci suggeriscano una possibile storia di violenza.

Perchè abbiamo delle difficoltà ad approcciarci a questo tipo di problemi?

Siamo abituati all’urgenza, siamo abituati ormai a tutto quando ci troviamo di fronte ad interventi come IMA Stemi, Stroke, traumi ed altri motivi di soccorso, ma siamo tutti meno pronti ad affrontare questo problema perché, nonostante non sia una novità, anzi, sia presente da quando l’uomo è sulla terra, lo studio sul come affrontarlo per i sanitari è di recente introduzione, quindi non c’è un vissuto da confrontare almeno per quanto riguarda il nostro servizio extra ospedaliero. Ecco perché siamo incerti sul come procedere. Non c’è storiografia da consultare.

Ora abbiamo un sistema nuovo per affrontare un problema vecchio. Le donne che hanno bisogno di aiuto per questo tipo di problema, che fanno fatica sia ad ammettere che addirittura a raccontare, ci chiamano per problemi generici, crisi d’ansia, cardiopalmo, vertigini o problemi che riscontriamo non organici (…unico modo che hanno per farsi portare via o aiutare…). Non è chiaro cosa sia successo senza segni eclatanti, ma è proprio lì che abbiamo deciso di intervenire. Possiamo fare qualche cosa a differenza di prima. Abbiamo messo a punto una serie di strategie che, se seguite, possono dare dei risultati migliori di prima.

Nella seconda parte del corso, più tecnica e pratica, non potevamo non iniziare da cenni legali sulle principali leggi partendo dalla Convenzione di Istanbul, seguita da una definizione di ogni tipo di violenza perpetrato sulle donne. Diamo spiegazione dell’importantissimo risultato raggiunto da noi facendo entrare, a tutti gli effetti, il 118 nelle Rete Istituzionale dei servizi che si occupano del problema assieme alle Forze dell’Ordine, ai Servizi sociali, ai Centri antiviolenza. Finora il 118 non ne faceva parte; nessuno si era mai posto il problema prima. A parte noi.

Poi si arriva alla parte veramente pratica della spiegazione del materiale da noi prodotto, assieme agli uffici ed ai servizi competenti e distribuito capillaremente su ogni mezzo di emergenza, creato per aiutare a fornire un’assistenza più precisa e completa:

Action card multilingue: per poter instaurare un colloquio d’aiuto anche con le donne straniere.

Kit stupro: da utilizzare nei casi di violenza sessuale onde evitare contaminazioni della scena/donna.

Elenco telefonico e bigliettini: facilmente occultabili dalla donna, con il numero dei centri antiviolenza

Scheda di segnalazione alla medicina legale: da compilare assieme alla scheda 118 per tenere traccia di tutti i casi certi o sospetti di violenza su cui interveniamo.

Spiegazione della procedura operativa con l’analisi di casi reali.  

Conclusioni

L’avvio di questa Procedura è stato il 25 novembre 2022 con un Convegno pubblico da noi organizzato e dove sono state invitate a relazionare tutte le realtà che hanno collaborato con noi; in poco meno di un anno abbiamo così portato il nostro aiuto e registrato ufficialmente, ad oggi, ben 122 schede. Il numero fa capire quanto sia diffuso il problema, tenendo conto che sicuramente vari casi saranno passati, per vari motivi, sotto silenzio o non segnalati e che la formazione/informazione di tutto il personale non è ancora giunta alla totalità. Non sapremo mai con precisione quante, di queste 122 donne e quelle che verranno, abbiano proseguito l’iter per tornare a vivere in serenità, ma se anche una donna sola riesce a riottenere la sua vita, senza più violenza, per tutto questo sforzo lavorativo, ne sarà valsa la pena.

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