L’emergenza-Urgenza e la gestione dello Stress

ISSUE 03 | VOL 03 | Y. 2023

EDITORIAL

ISSN 2674-0028

L’emergenza-Urgenza e la gestione dello Stress

Autori:

Matteo Storti Gajani, Infermiere SET118 – San Paolo della Croce, Roma;

Mario Robusti, direttore editoriale Rescue Press;

Dal punto di vista psicologico il settore dell’Emergenza-Urgenza è da sempre uno dei più rischiosi. Da anni le attenzioni dei professionisti sono state volte a come prevenire incidenti fisici ed infortuni veri e propri, lavorando non solo sulle capacità cliniche ma anche e soprattutto sulla riduzione degli infortuni e sulla prevenzione degli infortuni.

Ma poco o nulla è stato fatto in questo periodo per prevenire gli infortuni indelebili che possono colpire la psicologia di un soccorritore. Questo tipo di ferite sono eisodi abbastanza comuni per chi opera in contesti “fuori dall’ordinario” come quello dell’emergenza-urgenza preospedaliera. In questo settore c’è poco tempo per pensare ed ancor meno per agire correttamente.

Iniziamo quindi a considerare e ad approfondire il fattore psicologico, che segna ogni operatore del 118 e dei servizi preospedalieri. Le criticità psicologiche comportano uno stress che, quotidianamente, va gestito. Grazie al contributo della SATURNO 9 CREATIONS di Massimo Moretto possiamo andare a capire come uno scenario reale, proposto nel video sottostante, impatta su tutti i soccorritori.

L’aspetto psicologico dell’emergenza urgenza

Negli ultimi anni, si sta iniziando a parlare sempre di più del fattore psicologico correlato alle emergenze che quotidianamente Medici, Infermieri e Soccorritori si trovano a dover affrontare. Il coinvolgimento psicologico infatti, sebbene appaia abbastanza limitato, è presente in qualsiasi scenario operativo.

La centralità dell’aspetto psicologico tuttavia è stata scarsamente considerata. Sebbene il soccorso sia un lavoro prevalentemente di équipe, l’attenzione viene concentrata sulle capacità pratico-teoriche del professionista andando ad ignorare la stabilità psicologica del gruppo stesso. Una stabilità che comporta non solo gioco di squadra tecnico, ma anche gioco di squadra e coping psicologico.

La riuscita di un soccorso, è composta da moltissimi fattori diversi tra di loro. Essi spaziano dalla preparazione e dalla competenza dei singoli operatori per poi arrivare allo status psicologico ed alla quantità di stress gestita da ognuno di essi, in luoghi diversi. E’ infatti fondamentale considerare come i momenti del soccorso coinvolgano più persone e più professionisti contemporaneamente, magari anche in luoghi diversi.

Un Team Multidisciplinare

Su scenari di soccorso come quelli proposti nel video, spesso e volentieri, intervengono diverse figure professionali, ognuna con le sue competenze e con le sue prerogative. Ognuna con il suo modello operativo e – di conseguenza – con il suo quadro mentale di approccio di riferimento. Analizzando ad esempio un’incidente stradale in contesto extra-urbano, vedremo coinvolte molteplici figure:

  • La CO118 – Con i suoi operatori riceverà la chiamata degli astanti e dovrà, in poco tempo, comprendere la situazione ed inviare le risorse più appropriate sul territorio
  • Il Team dell’Ambulanza – L’autista soccorritore dovrà raggiungere il target nel modo più rapido e sicuro possibile, valutando i rischi dello scenario nel quale sarà chiamato ad intervenire
  • Il Team Sanitario avanzato – Medici ed Infermieri dovranno cercare di fare un assessment rapido ed efficace della scena e dei pazienti coinvolti, assegnando priorità operative e stabilizzando i feriti nel minor tempo possibile
  • Vigili Del Fuoco – Dovranno tentare di guadagnare l’accesso alla scena o al paziente nel modo più sicuro possibile al fine di consentire al team sanitario un intervento sicuro
  • Forze dell’Ordine – Dovranno garantire la sicurezza della scena limitando il traffico veicolare, consentendo allo stesso tempo ai sanitari di organizzare uno spazio di atterraggio (laddove possibile) per favorire l’intervento HEMS
  • Team Aeronautico HEMS – Dovrà raggiungere il target nel minor tempo possibile, individuando le migliori strategie di intervento e di evacuazione del ferito, organizzando allo stesso tempo il trasporto presso la struttura indicata dai sanitari di bordo, valutando tutti rischi per la sicurezza.
  • Team ALS HEMS – Dovrà interfacciassi con i colleghi di terra e procedere ad una gestione avanzata dei feriti, così da effettuare scelte cliniche sui pazienti elitrasportabili e quelli che andranno trasportati “su gomma”

Come abbiamo potuto vedere in questo scenario, le figure chiamate ad intervenire sono molteplici, ognuna con le sue responsabilità, competenze e soprattutto abilità di gestione dello stress. Una corretta comunicazione sul luogo dell’evento e la relativa collaborazione interforze, consente di minimizzare i tempi migliorando l’efficacia del soccorso e, non sempre, anche l’outcome dei pazienti coinvolti.

La responsabilità dei singoli

In quanto membri di una squadra, gli operatori ed i professionisti sanitari sono responsabili per sé stessi e per la riuscita del soccorso, dunque per le azioni finali dell’intera squadra. Saper conoscere sé stessi e comprendere i propri segnali di allarme è senza alcun dubbio uno degli indici maggiori di professionalità e padronanza del proprio lavoro. All’interno di una squadra con compiti ben chiari un membro inefficiente è uno dei rischi maggiori. L’inefficienza non è però sempre data dalla mancanza di abilità tecniche, spesso e volentieri compensabili. Può essere anche dovuta ad uno stato transitorio di malessere psicofisico tale da limitare l’operatività dell’équipe. Un professionista, deve essere in grado di conoscere ed affrontare i propri limiti al fine di superarli nella maniera corretta e diventare un valore aggiunto per la propria squadra. Confrontarsi con soccorsi difficili capita a tutti, solo che ognuno di noi ha differenti strategie e metodologie per decomprimere la situazione e mantenere la lucidità.

Prepararsi nel migliore dei modi: sapere come creare una mente di squadra

Spesso si consiglia semplicemente di farsi aiutare da professionisti terzi, in caso di necessità. E’ la miglior scelta da effettuare, ovviamente. Ma viene sempre DOPO l’aver affrontato un caso che – per vari motivi – può essere di impatto psicologico. Per capire come muoversi e cosa fare nel momento reale di bisogno, che può essere durante l’intervento, sono nati diversi modelli di ricerca. Al momento sembrano due i fattori protettivi di maggior efficacia: il supporto sociale percepito (empatia) e il controllo percepito della propria situazione (indicato come la gestione dell’autoefficacia). Sono competenze che possono in teoria essere facilitate – più che allenate – da personale addestrato al supporto psicologico.

I corsi di approccio allo stress psicologico in Emergenza preospedaliera

Uno dei corsi che sta riscuotendo maggiore interesse al momento è il corso PTEP di NAEMT Italia. Gli Scenari che gli studenti sono tenuti ad affrontare in questa formazione prevedono l’utilizzo di pazienti simulati, addestrati a recitare un ruolo e a reagire, seguendo un canovaccio predeterminato, ai vari stimoli provenienti dagli studenti. Con la presenza di un attore si può lavorare per aumentare disagio, paura, insicurezza e stress verbali o psico-fisici non preventivabili. Nessun manichino di simulazione avanzata può supportare la realizzazione di scenari simili. I copioni e i canovacci alla base di questa tipologia di corsi vengono preparati preventivamente e vengono elaborati e studiati per generare stati emotivi da valutare in gruppo, in modo da assicurarsi una risposta da parte dei discenti il più veritiera possibile.

La responsabilità del team leader nel riconoscimento

Oltre al training però c’è un lavoro da svolgere giorno per giorno da parte dei Team Leader, in quanto membri esperti a cui è conferita la conduzione della squadra di soccorso. Il TL non deve solo garantire la piena operatività tecnica della sua équipe. Deve anche essere capace di ascoltare in maniera proattiva i suoi membri, riconoscere e definire un quadro di Non technical skills, promuovendo iniziative volte ad analizzare le criticità e le problematiche riscontrate dai singoli nei vari scenari di soccorso. L’operatività dell’intera squadra, infatti, può essere minata in caso di inefficacia di anche solo un membro di essa. Ma se il team leader conosce e riconosce le situazioni e posiziona i membri del suo gruppo nelle migliori condizioni operative, riuscirà anche a gestire le richieste di sforzo da parte di tutti i suoi componenti. Non si devono solo riconoscere i limiti tecnici di un professionista o di un volontario. Si devono anche riconoscere i suoi limiti psicologici, e i livelli di potenzialità di supporto che vengono espressi al momento. L’aspetto empatico e umano dei membri della sua squadra non è sempre identico durante la giornata. Nè durante il singolo intervento.

Il Debriefing e il defusing: la strategia d’eccellenza

Una delle migliori strategie di decompressione emotiva è proprio il Debriefing, seguito dal Defusing. Tale preziosissimo momento, andrebbe considerato come un vero e proprio “ponte” tra la fase critica della giornata e la propria routine personale. In scenari di soccorso ad alto impatto emotivo, si rende infatti fondamentale dibattere sull’accaduto con i membri della propria squadra, andando ad analizzare le criticità dell’intervento, gli aspetti positivi ma, soprattutto, le emozioni entrate in gioco. L’utilizzo di uno strumento simile all’interno di una squadra favorisce la sua coesione, la prevenzione di eventi psicologici avversi e, soprattutto, migliora l’operatività della stessa in contesti similari. Approfittando di questo ponte tra stress e routine, tutti i membri della squadra trarranno beneficio acquisendo nuove conoscenze e liberandosi allo stesso tempo da stress ed emozioni negative, al fine di effettuare una vera e propria “ristrutturazione cognitiva” volta ad analizzare in modo pragmatico e sistematico la situazione. Un’analisi “a mente fredda” della situazione, consentirà infatti all’équipe di valutare in maniera analitica le singole situazioni, rimuovendo le convinzioni negative e favorendo l’acquisizione di convinzioni positive.

Il supporto psicologico sul luogo di lavoro

Grazie a queste ricerche e a questi corsi sono sempre di più le realtà che negli ultimi anni si stanno dotando di un servizio di assistenza psicologica qualificata per i dipendenti dell’Emergenza-Urgenza. Nelle centrali operative fino ad arrivare agli operatori sul territorio, alcuni psicologi offerti dall’Azienda Responsabile sono disponibili per iniziare un percorso di assistenza volto all’operatore al fine di superare quelle che sono le criticità causate da quello che, ora, potremmo definire un vero e proprio “infortunio mentale sul lavoro”. Avere a che fare con la morte di pazienti pediatrici, comunicare “Bad News” ai familiari ed essere continuamente i protagonisti delle giornate peggiori di altri è qualcosa di provante, non solo nel lungo termine ma anche nel breve. Farsi aiutare non è mai una scelta debole, bensì è la scelta migliore per tornare più forti, capaci e consapevoli di prima, al fine di dare un valore aggiunto alla propria squadra ed ai propri pazienti.

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